Nascita

C’è un tempo per correre e uno per fermarsi. Io non sono mai stata brava a rallentare, tranne quando sono nate le nostre bimbe. Sempre presa da tante cosa da fare, giorni che scorrevano uno dopo l’altro. Volavano. E così anche in gravidanza. Vai, vai, vai. Come se nulla stesse cambiando. Ma in realtà ogni giorno il tuo corpo ti dà un segnale in più.. Un giramento di testa, una fame improvvisa, una stanchezza infinita.

E poi la senti, chiara, senza alcun dubbio. E’ la vita che cresce dentro di te e che bussa alla tua porta. Ti sussurra di fermarti, di fare spazio… gentilmente… Ma a volte questo non basta. Trovi il modo per andare, andare, andare. Dove poi? Ma quel giorno arriva. Un “termine” tanto atteso, ma al tempo stesso segretamente temuto. Cosa succederà dopo?

La nascita stravolge. Ti ribalta come un calzino. Ti riporta all’osso di ciò che sei, davvero, profondamente. Riscopre vecchie ferite che avevi cercato di chiudere in un cassetto. Invece no. Devi passare dentro quel mare, per riuscire a lasciare andare per sempre. Devi imparare a restare, ferma, lì e semplicemente stare. Sentire davvero. Chi sei, dove vuoi andare. Chi vuoi essere. Il tempo non può più scorrere come prima. Devi scegliere, per te e per quello scricciolo che tieni tra le braccia e che profuma di vita.

Solo dopo aver fatto a pugni con quella che eri, diventa chiaro quello che sei, quello che vuoi essere. Allora riparti, ma questa volta con una forza unica. Diversa. Profondamente diversa. Lasciatevi attraversare dalle vostre nascite. Forse sono la nostra salvezza

Foto di Mattia Medici https://portfolio.mattiamedici.com/

Mamme del 2020

Ogni giorno, assieme al mio progetto di sostegno alle mamme nell’allattamento, faccio anche il lavoro di medico prelevatore, presso l’ospedale di Carpi. La sveglia suona presto, la stanchezza non è poca, ma questo lavoro, mi permette di incontrare tante persone, anche se per pochi minuti. E a volte accade la magia: alcuni si aprono e ti raccontano le loro storie.

C’è il nonno che ti dice che questo Covid per lui è peggio della guerra che ha vissuto: “dottoressa almeno con la guerra noi sapevamo come fare per essere al sicuro, avevamo dei rifugi dove andare quando bombardavano. Ma questo Covid non si vede e può essere ovunque. Non siamo mai al sicuro!”.

C’è la nonna che ti racconta che il nipote di 22 anni è positivo: “dottoressa io non vado a trovarlo! Giro lontano! Solo quando cucino qualcosa, lo lascio sulla sedia davanti alla porta di casa sua…”.

C’è il signore che con gli occhi che brillano di gioia ti racconta che oggi sono 54 anni che è sposato con sua moglie: “stamattina dottoressa, ho lasciato sul suo comodino un sasso a forma di cuore. Bellissimo. L’ho raccolto per lei e sopra ci ho scritto tutto quello che penso. Gliel’ho lasciato vicino, così quando si alzerà mentre io sono qui a fare il prelievo, lo troverà e capirà che non mi sono dimenticato”.

C’è chi ha paura, tanta: ti guarda, guarda il tavolo e le sedie chiedendosi se sarà pulito e tu lo rassicuri che è tutto pulito, che puliamo continuamente e che può sedersi, può avvicinarsi.

E poi ci sono le donne incinta. Quello che mi ha colpito è vedere come spesso i loro occhi nascondano un velo di tristezza, di paura.

Alcune ti raccontano che durante la gravidanza hanno perso dei famigliari a causa del Covid, che la mamma, o la nonna non potranno abbracciare il loro bimbo. C’è chi ti dice sottovoce che spera tanto che tutto vada bene, quando arriverà il giorno della nascita. C’è chi ti racconta che il Covid l’ha passato in gravidanza, e per questo motivo non ha ancora ricevuto informazioni su come “funziona” il parto, perché tutti erano preoccupati del virus e così lei ha pensato che quel giorno “improvviserà”.

C’è chi ti dice che ha tanta paura perché per la prima volta dovrà separarsi dal suo primo figlio in quei giorni, e non sà come andrà.

C’è chi, quasi con vergogna, ti dice sottovoce che a casa ha altri 3 bimbi.

Care donne, care mamme, e cari papà in questo periodo così complicato e assurdo voi avete scelto di credere ancora nella vita.

Non vergognatevi, ma anzi siate fiere di voi, perchè non vi siete lasciate paralizzare dalla paura, ma avete lasciato vincere l’amore.

Certo, non sarà facile e già in gravidanza lo state provando sulla vostra pelle. Nessuno vi accarezza la pancia, nessuno vi abbraccia come prima. I momenti di condivisione tra mamme sono diventati tutti virtuali. Il distanziamento ormai è parte della nostra quotidianità, e ora che una piccola vita sta crescendo dentro di voi, lo è ancora di più, per proteggerla, come un piccolo germoglio in questo freddo inverno che ci aspetta.

Ma nonostante tutto questo, il vostro piccolo nascerà e troverà il vostro amore ad aspettarlo. Voi genitori sarete il suo nido, il suo rifugio sicuro e non importa se non ci saranno cene, pranzi o feste per celebrarlo. Il vostro amore non mancherà: questo è quello che serve davvero a un neonato. Un giorno gli racconterete che avete iniziato a sognare il suo arrivo quando tutti stavano perdendo le speranze, quando il mondo stava vivendo una dramma quotidiano fatto di malattia, di paura, di perdite. Gli racconterete che quando lui è nato, la vostra vita si è riempita di gioia e che da quel giorno tutto è cambiato.

Le vostre nascite porteranno tanti sorrisi nelle vostra famiglie, anche se magari saranno nascosti dalle mascherine. Saranno mascherine bagnate di lacrime, ma saranno lacrime di gioia. E da lì, ogni giorno, ogni piccola conquista del vostro piccolo, sarà altra gioia per tutti.

La nascita è amore che genera altro amore,  sempre, anche durante una pandemia.

Foto di Mattia Medici http://www.mattiamedici.com

In-formarsi in gravidanza

Perché fare corsi sull’allattamento in gravidanza? Non basta attaccare il  bimbo al seno, e poi tutto verrà da sé?

Forse molte di voi si chiederanno se davvero ne vale la pena. O forse confidano di ricevere tutte le informazioni nei giorni in cui saranno ricoverate in ospedale. Ma se questo non fosse sempre possibile?  

Certo, a volte l’allattamento è qualcosa che comincia in maniera spontanea, senza grandi difficoltà, ma non sempre purtroppo e questo ce lo dicono le statistiche.  Sicuramente in ospedale sono tanti i professionisti che cercano di affiancare al meglio le mamme e i loro bambini in questa nuova avventura, ma la dimissione avviene presto. Spesso la mamma si ritrova a casa con il suo piccolo, quando arriva la fatidica “montata lattea”.  Ed è a casa che cominciano i dubbi: è normale che prenda il latte così spesso?  E’ normale se dorme così tanto? Forse dovrei svegliarlo?  E’ normale che io senta male quando lo attacco al seno? E poi il grande dubbio: starà crescendo bene?

Ieri ho tenuto il mio primo evento di formazione sull’allattamento in modalità on line.  Chi mi conosce, sà bene che sono tutto tranne che tecnologica. Non vi nascondo che questa cosa di parlare davanti ad un PC senza vedere gli occhi, il volto di chi mi sta ascoltando, mi lascia ancora perplessa. Ma grazie a questa modalità ho potuto parlare con mamme lontane da me e che stanno per vivere il parto in realtà tutt’altro che semplici. Mamme che avevano già fatto corsi di preparazione alla nascita, ma dove nessuno le aveva informate sull’allattamento.  Mamme che avevano deciso di volerne sapere di più.

Ecco perché mi sono trovata a pensare come fosse possibile evitare tutto questo. Come fosse possibile ridurre le difficoltà per le neo-mamme, perché questi dubbi tolgono loro la serenità e spesso anche il sonno. Credo che la chiave sia l’informazione. E quale momento migliore per fare formazione della gravidanza? La gravidanza è il tempo dell’attesa, il tempo dell’ascolto, ascolto di una vita che cresce e prende sempre più spazio dentro di noi. E’ il tempo nel quale la coppia si “prepara” alla nascita del loro bimbo . E scegliere di essere dei genitori informati è di certo un modo per prepararsi a quel momento tanto desiderato.

Fare un corso in gravidanza significa investire su di sé, sulle proprie competenze, acquisire strumenti in più che saranno utilissimi dopo la nascita del proprio bimbo o bimba. Se diamo alle mamme gli strumenti per capire se le cose stanno andando bene,  non avranno bisogno di aspettare la visita di controllo del pediatra o dell’ostetrica, magari con timore, per sapere se la crescita dei loro bimbi è adeguata. Non sarà la bilancia a dare il verdetto. E viceversa la mamma informata, sarà la prima ad accorgersi che qualcosa non sta andando bene.

Alla fine del corso una mamma mi ha detto “ora che conosco queste cose, ora che ho capito come funziona il seno in allattamento, mi sento rassicurata”.

Ecco perché vi invito a farvi questo piccolo regalo. Regalatevi un corso, regalatevi un libro, siate curiose, chiedete di più. È vostro diritto.

Ed è nostro dovere di sanitari farlo al meglio.