Papà della zona rossa

Oggi il mio pensiero va a voi.
Voi che quando arriva il momento tanto atteso della nascita dei vostri bimbi dovete portare la vostra donna in ospedale e salutarla, tra una contrazione e l’ altra, senza poter stare al suo fianco, senza poterle stringere la mano ogni volta che sente aumentare il dolore.
La dovete lasciare, col cuore pieno di paura nel vederla soffrire come forse mai prima di allora.
Vi viene chiesto di allontanarvi e di tornare “solo quando sarà il momento”. Ma quale momento? Davvero il papà merita di essere coinvolto nella nascita solo nella fase espulsiva del parto? Davvero merita di ricevere una telefonata per potersi catapultare in quella sala parto dove sta avvenendo il miracolo della nascita del suo bimbo e della loro nascita come madre e padre di quel bimbo?
Perché non può essere parte di quel viaggio fin dal suo inizio?
Per un tampone? Credo sarebbero disposti a farne 10 pur di restare.
E dopo la nascita? Di nuovo dovete stare lontani: in certe realtà vi è concessa un’ ora al giorno per vedere il frutto del vostro grande amore. State a casa, una casa vuota e silenziosa. Lontano da loro.
Ma il vostro cuore è là, la vostra testa è là, il vostro posto è là. E dove se no?
Voi siete le nostre rocce.
Siete la nostra ancora quando le onde delle doglie ci travolgono e a volte ci sembra di non riuscire a respirare.
Siete le nostre radici salde a terra quando gli ormoni del dopo porto ci sventolano su e giù per tutte le emozioni del mondo come rami di ulivo al vento.
Siete quelli che non smettono mai di credere in noi, anche quando noi non ci crediamo più…
Siete dolcezza pura nel primo incontro con i vostri bimbi, con le vostre grandi mani che sembrano ancora più grandi quando stringono quel fagottino così piccolo. E con le vostre lacrime di gioia che bagnano la fitta barba.
Vi abbiamo chiesto tanto, vi abbiamo tolto tanto, ma nonostante tutto sapete essere padri incredibili ogni giorno.

Foto di Mattia Medici

Lasciate fare a loro

Lo sapevate che se il neonato viene lasciato sul petto della mamma subito dopo il parto, riesce pian piano a strisciare fino ad attaccarsi da solo al seno? 

Quegli attimi subito dopo la nascita sono un momento unico, quasi sacro. 

Gli occhi della mamma incontrano quelli del suo bimbo per la prima volta: quel bimbo che aveva fino ad ora immaginato, sognato e sentito dentro di sé, ora è lì. Lo stringe tra le sue braccia, ne sente il respiro, l’odore e vede tutta la sua perfezione. 

In quegli istanti si riconoscono, si ritrovano, dopo aver cavalcato le onde della tempesta che ha portato alla loro nascita. Perché il parto non è solo il momento in cui un bambino viene al mondo, ma in quel momento avviene un’altra nascita: ogni donna che attraversa la tempesta del parto ri-nasce come madre, e così ogni uomo che ha vissuto quei momenti ri-nasce come padre.

Nulla più sarà come prima. Tutto cambia, come un’alba nuova, che colora ogni cosa di un nuovo colore. Sono attimi fatti di abbracci, spesso di lacrime che scendono senza fermarsi. Pelle contro pelle. Battito su battito.

Il tempo si ferma. Si entra in un’altra dimensione. Non ci sono minuti, ore, ma solo quel momento unico, che resterà per sempre. 

Se la nascita è rispettata nella sua natura, nei suoi tempi, nella sua riservatezza, le competenze innate di quel bambino e di quella mamma potranno sbocciare con facilità. E così anche per l’allattamento. Se lasciamo fare a quella coppia mamma e bambino, migliorano gli outcome, intesi come capacità di portare avanti l’allattamento fino al 7o% in più, sia a breve che a lungo termine.

A volte noi sanitari dobbiamo frenare il nostro istinto di intervenire, di consigliare, di “metterci le mani”.

Osserviamo quella magia e lasciamo fare a loro. 

Foto di Mattia Medici (@mattiamedicifoto)