Papà della zona rossa

Oggi il mio pensiero va a voi.
Voi che quando arriva il momento tanto atteso della nascita dei vostri bimbi dovete portare la vostra donna in ospedale e salutarla, tra una contrazione e l’ altra, senza poter stare al suo fianco, senza poterle stringere la mano ogni volta che sente aumentare il dolore.
La dovete lasciare, col cuore pieno di paura nel vederla soffrire come forse mai prima di allora.
Vi viene chiesto di allontanarvi e di tornare “solo quando sarà il momento”. Ma quale momento? Davvero il papà merita di essere coinvolto nella nascita solo nella fase espulsiva del parto? Davvero merita di ricevere una telefonata per potersi catapultare in quella sala parto dove sta avvenendo il miracolo della nascita del suo bimbo e della loro nascita come madre e padre di quel bimbo?
Perché non può essere parte di quel viaggio fin dal suo inizio?
Per un tampone? Credo sarebbero disposti a farne 10 pur di restare.
E dopo la nascita? Di nuovo dovete stare lontani: in certe realtà vi è concessa un’ ora al giorno per vedere il frutto del vostro grande amore. State a casa, una casa vuota e silenziosa. Lontano da loro.
Ma il vostro cuore è là, la vostra testa è là, il vostro posto è là. E dove se no?
Voi siete le nostre rocce.
Siete la nostra ancora quando le onde delle doglie ci travolgono e a volte ci sembra di non riuscire a respirare.
Siete le nostre radici salde a terra quando gli ormoni del dopo porto ci sventolano su e giù per tutte le emozioni del mondo come rami di ulivo al vento.
Siete quelli che non smettono mai di credere in noi, anche quando noi non ci crediamo più…
Siete dolcezza pura nel primo incontro con i vostri bimbi, con le vostre grandi mani che sembrano ancora più grandi quando stringono quel fagottino così piccolo. E con le vostre lacrime di gioia che bagnano la fitta barba.
Vi abbiamo chiesto tanto, vi abbiamo tolto tanto, ma nonostante tutto sapete essere padri incredibili ogni giorno.

Foto di Mattia Medici

Mamme del 2020

Ogni giorno, assieme al mio progetto di sostegno alle mamme nell’allattamento, faccio anche il lavoro di medico prelevatore, presso l’ospedale di Carpi. La sveglia suona presto, la stanchezza non è poca, ma questo lavoro, mi permette di incontrare tante persone, anche se per pochi minuti. E a volte accade la magia: alcuni si aprono e ti raccontano le loro storie.

C’è il nonno che ti dice che questo Covid per lui è peggio della guerra che ha vissuto: “dottoressa almeno con la guerra noi sapevamo come fare per essere al sicuro, avevamo dei rifugi dove andare quando bombardavano. Ma questo Covid non si vede e può essere ovunque. Non siamo mai al sicuro!”.

C’è la nonna che ti racconta che il nipote di 22 anni è positivo: “dottoressa io non vado a trovarlo! Giro lontano! Solo quando cucino qualcosa, lo lascio sulla sedia davanti alla porta di casa sua…”.

C’è il signore che con gli occhi che brillano di gioia ti racconta che oggi sono 54 anni che è sposato con sua moglie: “stamattina dottoressa, ho lasciato sul suo comodino un sasso a forma di cuore. Bellissimo. L’ho raccolto per lei e sopra ci ho scritto tutto quello che penso. Gliel’ho lasciato vicino, così quando si alzerà mentre io sono qui a fare il prelievo, lo troverà e capirà che non mi sono dimenticato”.

C’è chi ha paura, tanta: ti guarda, guarda il tavolo e le sedie chiedendosi se sarà pulito e tu lo rassicuri che è tutto pulito, che puliamo continuamente e che può sedersi, può avvicinarsi.

E poi ci sono le donne incinta. Quello che mi ha colpito è vedere come spesso i loro occhi nascondano un velo di tristezza, di paura.

Alcune ti raccontano che durante la gravidanza hanno perso dei famigliari a causa del Covid, che la mamma, o la nonna non potranno abbracciare il loro bimbo. C’è chi ti dice sottovoce che spera tanto che tutto vada bene, quando arriverà il giorno della nascita. C’è chi ti racconta che il Covid l’ha passato in gravidanza, e per questo motivo non ha ancora ricevuto informazioni su come “funziona” il parto, perché tutti erano preoccupati del virus e così lei ha pensato che quel giorno “improvviserà”.

C’è chi ti dice che ha tanta paura perché per la prima volta dovrà separarsi dal suo primo figlio in quei giorni, e non sà come andrà.

C’è chi, quasi con vergogna, ti dice sottovoce che a casa ha altri 3 bimbi.

Care donne, care mamme, e cari papà in questo periodo così complicato e assurdo voi avete scelto di credere ancora nella vita.

Non vergognatevi, ma anzi siate fiere di voi, perchè non vi siete lasciate paralizzare dalla paura, ma avete lasciato vincere l’amore.

Certo, non sarà facile e già in gravidanza lo state provando sulla vostra pelle. Nessuno vi accarezza la pancia, nessuno vi abbraccia come prima. I momenti di condivisione tra mamme sono diventati tutti virtuali. Il distanziamento ormai è parte della nostra quotidianità, e ora che una piccola vita sta crescendo dentro di voi, lo è ancora di più, per proteggerla, come un piccolo germoglio in questo freddo inverno che ci aspetta.

Ma nonostante tutto questo, il vostro piccolo nascerà e troverà il vostro amore ad aspettarlo. Voi genitori sarete il suo nido, il suo rifugio sicuro e non importa se non ci saranno cene, pranzi o feste per celebrarlo. Il vostro amore non mancherà: questo è quello che serve davvero a un neonato. Un giorno gli racconterete che avete iniziato a sognare il suo arrivo quando tutti stavano perdendo le speranze, quando il mondo stava vivendo una dramma quotidiano fatto di malattia, di paura, di perdite. Gli racconterete che quando lui è nato, la vostra vita si è riempita di gioia e che da quel giorno tutto è cambiato.

Le vostre nascite porteranno tanti sorrisi nelle vostra famiglie, anche se magari saranno nascosti dalle mascherine. Saranno mascherine bagnate di lacrime, ma saranno lacrime di gioia. E da lì, ogni giorno, ogni piccola conquista del vostro piccolo, sarà altra gioia per tutti.

La nascita è amore che genera altro amore,  sempre, anche durante una pandemia.

Foto di Mattia Medici http://www.mattiamedici.com